Abbinamenti Sigari


Abbinamenti Sigari


Non è possibile stabilire con certezza quale sia il miglior abbinamento con un Sigaro. Mentre per la degustazione abbiamo visto quali regole di base seguire per gustare al meglio il proprio sigaro, per gli abbinamenti i fattori in gioco sono troppi per avere un criterio preciso.

Possiamo in ogni caso fornire alcune indicazioni generiche da seguire. Queste indicazioni non andranno prese come fatti assoluti o suggerimenti sempre validi. Il degustatore esperto saprà riconoscere quando seguirli e magari, a volte, quando improvvisare un'abbinamento fuori dal comune.

Ricordiamo che i sigari si affinano e cambiano con il tempo, così come i vini, ed è importante saper cogliere questi cambiamenti e saperli sfruttare al meglio.
L'obiettivo principale che dobbiamo seguire è semplicemente quello di prendersi del tempo per se stessi e sperimentare in serenità.


Cominciamo quindi con alcuni consigli:

1) E' sconsigliabile accompagnare un distillato dal primo momento dell'accensione del sigaro. Il distillato infatti tende a coprire il sigaro con la sua forza e non ci permette di assaporarne a pieno le sue proprietà. Possiamo invece apprezzarlo al meglio quando abbiamo già compreso il carattere del nostro sigaro.

2) Generalmente non conviene mai abbinare un vino rosso al nostro sigaro (specialmente un toscano). La tannicità del sigaro finirebbe per scontrarsi con quella altrettanto forte del vino, non permettendo di apprezzare le qualità di nessuno dei due. Secondo molti esperti il sigaro ed il vino rosso - diversamente da quello che si crede - sono inconciliabili e tendono ad annullarsi.

3) Bisognerebbe seguire nel tempo l'ordine dei seguenti abbinamenti per degustare i nostri sigari:

- Birre artigianali
- Bollicine
- Vini da meditazione
- Amari ed infusi
- Distillati

Facciamo qualche esempio:
Possiamo iniziare con un aperitivo, degustando un sigaro poco impegnativo abbinato ad un Franciacorta Saten di Cavalieri, oppure un Trento DOC, ma anche ad un ottimo Chinotto Lurisia. Da non escludere anche una birra trappista belga, un Campari shakerato o un Negroni.

Se fumiamo sigari più aromatizzati possiamo abbinare una bollicina dolce e poco alcolica. Per esempio gli Asti, o se si preferiscono bevande analcoliche, caffè e thè sono gli accoppiamenti migliori.

4) Bisognerebbe tenere sempre lo stesso sigaro e cambiare gli abbinamenti associati e mai fare il contrario. Solo in questo modo avremo un riferimento che ci permetterà di apprezzare i nostri esperimenti degustativi.

5) E' infine possibile utilizzare i due principi classici dell'abbinamento del cibo e riadattarli alla degustazione dei nostri sigari:

Contrapposizione
Si parla di contrapposizione quando le sensazioni organolettiche percepite nel nostro sigaro rimandano inevitabilmente ad un abbinamento che sprigioni un senso opposto. Se stiamo ad esempio consumando un sigaro di carattere forte, amaro e sapido, potremmo provare ad abbinarlo con una bevanda caratterizzata da morbidezza e rotondità, come ad esempio un vino da meditazione o un liquore.

Concordanza
Quando invece nel nostro sigaro percepriamo una struttura importante, una dolcezza ben definita oppure una spiccata intensità e persistenza, è buona norma abbinare un distillato deciso con cui esaltare le caratteristiche organolettiche, e fare in modo che si esaltino a vicenda.
Per esempio un sigaro della Repubblica Dominicana dalla caratteristiche dolci e rotonde, può trovare il giusto complemento in un Passito di Pantelleria.


Diamo nel seguito qualche nozione di base sulle principali categorie di abbinamenti al sigaro.

Rum
Il distillato abbinato più comunemente ai Sigari è indubbiamente il Rum.
Secondo il decreto Cee 1576 del 1989, il rum è l’acquavite ottenuta dalla distillazione del fermentato del succo ricavato dalla canna da zucchero o dei residui, chiamati melasse, derivanti dalla produzione dello zucchero. Questa acquavite deve essere prodotta distillando a una gradazione non superiore a 96 gradi, avere una percentuale di alcol al consumo di almeno 37,5 gradi. Sono due i sistemi di produzione del rum. Tenuto conto del paese d’origine, in ogni caso il rum più pregiato è il cosiddetto “agricolo”, cioè quello ricavato di prima mano dal succo della canna da zucchero. - Rum agricolo: la canna da zucchero integra (contiene circa il 70% di acqua, il 14% di zucchero, il 14% di sostanza legnosa e il 2% di altri composti) è opportunamente selezionata, dopo il taglio e viene subito portata in distilleria; qui la si pressa sofficemente per ricavare il succo verde, chiamato vesou. Questa deliziosa materia prima, caratterizzata da aromi di grande eleganza, subisce un processo di chiarificazione in apposite vasche, dove si riduce il volume. Passa successivamente in tini di grandi dimensioni e qui fermenta, trasformandosi in mosto, detto anche “vino di zucchero”. A processo fermentativo ultimato, inizia la fase di distillazione.
Un rum agricolo acquisisce un gusto soddisfacente già dopo pochi mesi di affinamento in grandi contenitori d’acciaio, mentre uno spirito dotato di poca personalità assume un certo valore organolettico solo dopo una sapiente educazione in legno.
Quasi tutti i produttori possiedono sia tini delle dimensioni di circa 20mila litri, sia fusti piccoli della capacità di qualche centinaio di litri, di quercia americana. Generalmente queste ultime botti vengono usate nella fase finale di affinamento del distillato.
Va comunque sottolineato che nelle regioni tropicali i fenomeni d’invecchiamento sono molto più rapidi, addirittura di due o cinque volte, rispetto a quelli che avvengono in regioni a clima temperato o freddo. L’invecchiamento influisce in maniera determinante sulle caratteristiche organolettiche del prodotto: sei mesi sono sufficienti per un rum leggero ma ci voglionotre, cinque o sette anni per ottenere un rum più saporito e profumato, anche se esistono alcune riserve invecchiate quindici anni e più, distillati dai sentori particolarmente caldi e ampi. Mentre i primi hanno una capacità unica di adattarsi e mescolarsi a succhi di frutta e altre bevande per la preparazione di long-drink dal gusto esotico, i secondi, quelli più invecchiati, meritano di essere gustati puri, a temperatura ambiente, così come tutti i migliori distillati.

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Caffè
Secondo alcuni appassionati il caffè sarebbe l'accompagnamento perfetto per il fumo di sigaro. Vi è in particolare una linea di pensiero che tende ad accomunare e quindi ad accompagnare al tabacco prodotti derivati da piante o arbusti cresciuti nello stesso ambiente, ovvero caffè, rum (in quanto derivato dalla canna da zucchero) e cioccolato. Comunque anche a prescindere da queste opinioni, è unanimemente riconosciuto che il caffè sia un eccellente abbinamento. In particolare vengono preferiti caffè lunghi (alla napoletana), mentre l'espresso è considerato un abbinamento valido solo per il finale della fumata.
Per una buona degustazione bisognerebbe iniziare assoporando il gusto del caffè prima della fumata del sigaro e non viceversa. Consigliati sigari determinati da dolcezza e morbidezza con intenso di gusto e aroma. I caffè dovrebbero essere serviti preferibilmente in infusiera per esaltarne la bevibilità e ampliarne la lunghezza degustativa.

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Grappa
Particolare attenzione va dato al distillato italiano per eccellenza: la grappa. Servita nell’apposito bicchiere da grappa, simile al fluute, alla giusta temperatura (fresca per le giovani, più alta per le invecchiate), la grappa è un ottimo abbinamento per un buon sigaro.
Oggi la grappa è prodotta con numerosissimi vitigni, a bacca bianca e nera. La vinaccia è la materia prima fondamentale e si distingue in vinaccia vergine, semifermentata e fermentata.
- La vinaccia vergine è quella che viene separata dal mosto prima dell’inizio della fermentazione ed è posta a riposare per consentire la totale trasformazione degli zuccheri in alcol. Tali vinacce derivano dalla vinificazione in bianco e sono prodotte in grandi quantità;
- la vinaccia semifermentata è una via di mezzo tra quella vergine e quella fermentata;
- la vinaccia fermentata è un sedimento del vino che viene immediatamente distillato. È facile riscontrare una migliore qualità tra le grappe ricavate da vinacce a bacca nera appena separate dal vino. Durante il processo di distillazione è necessario aggiungere acqua alle vinacce da distillare in rapporto alla loro torchiatura. Teste e coda vanno scartate e la resa in alcol delle vinacce si aggira intorno al 3-4%.
La temperatura di servizio per le grappe giovani è intorno ai 10°C, specialmente se prodotte con uve aromatiche, mentre 16°C è la base di partenza per quelle via via più invecchiate. Per tutte, si usa il bicchiere da grappa, che ha la forma diun caratteristico e piccolo tulipano.

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